Tempo fa ho creato una community che ho chiamato Digital Executives Club, di cui fanno parte i miei clienti, vari esperti di settore e altri imprenditori e persone che gravitano attorno al digitale.

La community è diventata talmente seguita che ho creato anche una newsletter cartacea con contenuti esclusivi e un apposito gruppo su Facebook con alcuni membri selezionati.

Dagli aspiranti startupper ai più esperti imprenditori digitali, manager e venture capitalist, decine delle menti più brillanti del digitale si confrontano, pongono questioni, condividono idee e ottengono fonti di ispirazione – e voglio che anche tu faccia parte di questo vero e proprio MasterMind.

Il Digital Executives Club non è come un normale gruppo Facebook.

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Si parla spesso, io per primo, di tecnologia come fattore abilitante per il business, soprattutto se digitale.

E’ infatti la tecnologia che rende sempre meno costoso aprire e gestire una nuova azienda in termini operativi.

Ogni evoluzione di processo basata sull’avanzamento tecnologico si è infatti riflessa nella possibilità delle aziende di essere sempre più competitive, sia diminuendo i costi che consentendo di spingere l’acceleratore sull’innovazione (quando non è la tecnologia stessa l’oggetto dell’innovazione aziendale).

Questo avanzamento è andato avanti al punto di rendere molte tecnologie delle vere e proprie commodities che diamo per scontate.

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In ambito Marketing Technology (MarTech per gli amici) esce ogni anno un grafico chiamato “Marketing Technology Landscape“. Questo grafico mostra le tecnologie, le piattaforme, i servizi e gli strumenti principali del settore che hanno un impatto sul mercato.

Pochi giorni fa è stato pubblicato l’aggiornamento per il 2017 e in soli 6 anni da circa 150 voci siamo passati a più di 5.000, di cui 1.500 in più rispetto allo scorso anno.

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Il motto di Gordon Gekko negli anni ’80 era “Money never sleeps”, è ancora vero ma ormai è vecchio come lo stesso Gekko: oggi nell’economia digitale è diventato “Data never sleeps”.

Ed effettivamente, la “trasformazione digitale” che va tanto di moda altro non è che una trasformazione basata sui dati, o meglio, sull’informazione.

Quello che infatti in modo roboante chiamiamo “Big Data” va inteso come “Big Noise”: una grande collezione di misurazioni di eventi che una volta filtrata diventa segnale, per poi essere strutturata in informazione (cioè dati veri e propri, contenuti e conoscenza), che poi sottoposta ad analisi diventa infine un qualcosa che non sapevamo prima.

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Nonostante le crescenti preoccupazioni su ad blocking, efficacia delle inserzioni e frodi nell’advertising, circa due terzi dei responsabili marketing delle aziende hanno pianificato di aumentare la spesa in campagne pubblicitarie digitali nel corso del 2017 (rilevazione Gartner).

Questi i principali fattori che contribuiscono alla crescita del digital advertising:

  • Declino del traffico organico dai social in favore di quello a pagamento (basti pensare alle nuove regole di Facebook sulla visibilità dei post delle pagine);
  • Un continuo e consistente spostamento degli investimenti pubblicitari dai media offline (in Italia solo la radio è rimasta a livelli simili a quelli degli anni precedenti) a quelli digitali;
  • L’importanza sempre più palpabile dei video, sebbene siano più costosi da produrre ed erogare rispetto agli altri formati.

Questo è ciò che è visibile nella “superficie” lato business. In termini di AdTech e marketing technology (MarTech) quello che accade invece è che alla continua crescita del mercato pubblicitario digitale corrisponde una sempre crescente frammentazione e complessità di piattaforme, tecnologie e strumenti.

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