Il 2018 non è esattamente quello che pensavo sarebbe stato.

Dove sono le macchine volanti e le scarpe che si allacciano da sole che ci sono state promesse?

Di solito analisi come queste vengono pubblicate all’inizio dell’anno, tuttavia ho aspettato qualche settimana per pubblicare questo articolo innanzitutto perché ad oggi non ha più molto senso prevedere in modo esatto le tendenze tecnologiche nel digitale per un anno intero, e poi per vedere se nel frattempo qualcuno se ne usciva con uno di questi aggeggi.

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Tempo fa ho creato una community che ho chiamato Digital Executives Club, di cui fanno parte i miei clienti, vari esperti di settore e altri imprenditori e persone che gravitano attorno al digitale.

La community è diventata talmente seguita che ho creato anche una newsletter cartacea con contenuti esclusivi e un apposito gruppo su Facebook con alcuni membri selezionati.

Dagli aspiranti startupper ai più esperti imprenditori digitali, manager e venture capitalist, decine delle menti più brillanti del digitale si confrontano, pongono questioni, condividono idee e ottengono fonti di ispirazione – e voglio che anche tu faccia parte di questo vero e proprio MasterMind.

Il Digital Executives Club non è come un normale gruppo Facebook.

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Dietro le quinte, il lavoro di un team di sviluppo e di gestione dell’operatività di un prodotto digitale è caratterizzato da molte soddisfazioni così come da molti problemi frustranti.

Dal punto di vista delle soddisfazioni, una di quelle che personalmente mi stimolano di più è quella di poter creare, spesso da zero, qualcosa che genera un risultato anche molto rilevante per un cliente.

Tra le frustrazioni ci sono invece quelle relative al fatto che è impossibile produrre software senza difetti o riuscire a servire sempre correttamente una richiesta operativa di un utente, anche con le migliori intenzioni, così come riuscire a far sì che un’infrastruttura abbia un uptime del 100% in un anno è pressoché infattibile e, in ultima istanza, anti economico.

In generale molti di questi problemi rimangono poco visibili agli utenti finali e ai committenti, se il team è ben organizzato e ci sono dei processi di controllo adeguati.

Tuttavia, proprio per la natura del software e dei sistemi che lo fanno girare su Internet, e in generale della complessità di una piattaforma digitale, è inevitabile imbattersi in bug, incidenti e problemi di comunicazione.

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In questo articolo tratto un argomento che mi sta molto a cuore che è anche uno di quelli più contro intuitivi, soprattutto nell’ambito del digitale e nella gestione appunto di piattaforme e prodotti digitali.

Un concetto che infatti ripeto spesso è che la tecnologia è tutto sommato facile, se la raffrontiamo al vero problema che è invece quello delle persone.

Inteso come: gestire gli aspetti tecnologici di una piattaforma digitale è il problema minore rispetto a quello di gestire le persone che lo fanno funzionare.

A dispetto di quello che pensano molti non addetti ai lavori, un prodotto digitale non sta in piedi da solo ed è necessario farlo evolvere e correggerlo continuamente.

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Hai mai la sensazione che gestire lo sviluppo e la manutenzione del tuo prodotto digitale svolte dal tuo team (interno o esterno) sia come cercare di spegnere un palazzo in fiamme?

Mi riferisco al fatto che definire le priorità degli sviluppi, delle attività di supporto, degli incidenti e di tutte le altre operazioni digitali è un vero e proprio inferno dove si risolve una cosa e se ne rompe un’altra, si litiga continuamente nel definire delle scadenze che molto frequentemente non vengono rispettate e lo spazio per migliorare la situazione si fa sempre più ristretto.

E questo avviene in modo paradossale: più si cerca di pianificare le attività in modo esatto, tentando di mettere a punto anche il più piccolo dei dettagli, facendosi dare stime più precise possibili dagli sviluppatori e dagli altri specialisti, allineandosi il più frequentemente possibile con il team, più la situazione si aggrava invece di migliorare.

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