Come gestire ambienti di sviluppo e produzione con AngularJS

Una prassi comune lavorando nel mondo server-side è definire diversi ambienti di esecuzione e di deploy per le proprie applicazioni. Solitamente troviamo almeno un ambiente dedicato allo sviluppo ed un altro che rappresenta l’ambiente di produzione. I vari ambienti si differenziano utilizzando diversi valori per parametri comuni quali le credenziali di accesso al database, l’attivazione degli strumenti di log, il modello di autenticazione, ecc.

Uno dei primi ostacoli che si incontrano lavorando con un framework client-side come AngularJS è quello di trovare un meccanismo per poter differenziare l’ambiente di esecuzione della propria applicazione senza poter contare sugli strumenti abituali disponibili lato server.

In questo articolo mostreremo una possibile soluzione realizzata collaborando assieme a PhotoSì e Fabio Masini basata sulla riscrittura dei nostri file sorgenti tramite task Grunt che valorizza determinate variabili JavaScript a seconda che si voglia eseguire la nostra applicazione in un ambiente di sviluppo o in un ambiente test.

In particolare vedremo come utilizzare diversi endpoint REST a seconda dell’ambiente di esecuzione che vogliamo utilizzare.

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Il PHP 7 diventa severo

Come tutti sappiamo PHP è stato concepito come linguaggio a tipizzazione dinamica: visto da una parte dello scenario come pro, dall’altra come contro.

Nonostante l’esistenza di diversi linguaggi con tale caratteristica quest’ultima è stata per diverso tempo assiotivo di critica.
E’ chiaro che lo sviluppo con certi linguaggi aiuta a scrivere codice più pulito, ma di certo è diffiicle affermare che la tipizzazione dinamica sfoci in codice spazzatura.

Così come le critiche a PHP spesso sono incomplete o riferite a codice deprecato, così accade per la tipizzazione; per esempio PHP ha e ha avuto per diverso tempo diverse modalità per trattare con i tipi ed è possibile garantire che uno specifico tipo venga utilizzato in uno specifico punto del codice.

Anche il type hinting è stato utilizzato per molto tempo, anche se in modo incompleto.

Con PHP7 sarà possibile far sì che le funzioni e i metodi accettino parametri di determinati tipi.

Andiamo più nello specifico: i principali RFC del nuovo PHP7 sono fondamentalmente tre:

  1. Type hinting scalare;
  2. Dichiarazione di tipi di ritorno;
  3. Gestione delle eccezioni.

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Introduzione al Domain Driven Design

Molte cose possono mettere un grande progetto fuori rotta: la burocrazia, obiettivi poco chiari, mancanza di risorse, solo per citarne alcuni, ma è l’approccio alla progettazione che determina in gran parte come il software complesso può diventare.

Quando la complessità sfugge di mano il software non può più essere compreso abbastanza bene per essere facilmente modificato o esteso; al contrario, un buon design può dare opportunità su quelle caratteristiche complesse.

Alcuni di questi fattori di complessità nella progettazione sono di carattere tecnico, ma per molte applicazioni non lo sono, la complessità è nel dominio stesso o l’attività commerciale dell’utente.

Quando questa complessità di dominio non viene affrontata nella progettazione, non importa se la tecnologia infrastrutturale sia ben concepita. Un design di successo deve affrontare sistematicamente questo aspetto centrale del software.

In questi casi un ottimo approccio da valutare è proprio il Domain Driven Design.

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Un caso industriale di successo come modello evolutivo dell’XP

E’ proprio vero che sul tema Project Management il mondo software abbia definitivamente preso una strada a sè stante, che ha ormai poco da condividere con altri ambienti di lavoro e sviluppo?

Venendo da più di un decennio di progetti industriali ho dovuto per prima cosa riconoscere ed affrontare le tante diversità rispetto al mondo della programmazione e del web. Penso tuttavia anche che sia stata per me una grande fortuna poter vivere due ambienti tanto diversi, oltretutto sommata a quella di aver conosciuto, nella mia “precedente vita” compagnie appartenenti a Paesi molto eterogenei e con mentalità agli antipodi.

Le fortune vanno valorizzate e mi è quindi venuto naturale cercare di carpire il meglio dalle tante esperienze avute, convinto che nella diversità stia la vera ricchezza e la possibilità – talvolta affatto banale – di integrazione e di continuo miglioramento.

In sostanza, il superamento di modelli classici di project management da sempre legati allo sviluppo industriale di prodotti, a favore di metodi più adatti al mondo della programmazione, sta facendo erroneamente credere che i diversi modelli di gestione di progetto siano destinati a divergere sempre di più. A mio modesto avviso invece c’è spazio per condividere esperienze e avvantaggiarsene nei diversi ambienti.

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Costruire software SOLID(O)

Una delle sfide più importanti nello sviluppo di applicazioni software critiche per le aziende è la progettazione di valide architetture che siano in grado di assicurare requisiti non funzionali quali l’estensibilità, la manutenibilità, la testabilità e la leggibilità del codice nel tempo.

Quando i clienti ci chiedono infatti di modificare o riscrivere le loro applicazioni, ciò avviene spesso perchè si ritrovano con una base di codice sviluppata male che ha costi e tempi di manutenzione troppo elevati per via delle (mancate) scelte progettuali; in questi casi riscrivere o effettuare il refactoring dell’applicazione con adeguati principi architetturali diventa una scelta da valutare molto seriamente dopo un accurato audit.

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