Il CTO, un unicorno digitale che devi catturare velocemente (ma non troppo presto)

L’unicorno è un animale mitologico con un corno dai poteri magici che una volta si pensava esistesse davvero, tanto che nel medioevo si trovava persino nei testi “scientifici”.

Si diceva che fosse talmente prezioso che sulla terra se ne poteva trovare solo uno vivente per volta, ma l’impossibilità di trovarne un esemplare fece sì che diventasse definitivamente un mito.

Anche il digitale ha il suo unicorno: il CTO, un personaggio molto prezioso e ricercato ma così raro da essere introvabile, al punto che molti si chiedono se esista davvero (sì, esiste anche se pochi ne hanno uno).

Il CTO (sigla per “Chief Technology Officer”), in breve, è colui che sceglie e “governa” tutte le tecnologie e infrastrutture che fanno funzionare una piattaforma digitale.

La sua caratteristica più importante è però il saper comprendere e fare da ponte tra le esigenze del business e la complessità tecnologica.

Non è cosa da poco: immaginati un dialogo diretto tra un imprenditore o un manager e dei programmatori, probabilmente ti è anche già capitato.

E’ la tipica situazione in cui gli informatici ti fanno sentire stupido con il loro linguaggio e acronimi incomprensibili, trovano cavilli tecnici uno dietro l’altro, ti dicono che questo non si può fare e neanche quest’altro, nascondono i problemi dietro a una supercazzola e tirano fuori gingilli e programmi che non hanno nulla a che vedere con quello che avevi in mente.

Magari chiedi ad un programmatore di realizzarti un qualche tipo di piattaforma web e lui ti indica ad esempio WordPress o altro, solo perché ha sempre usato solo quello, lo conosce da cima a fondo e si sente iper-eccitato quando te lo propone, anche se non è lo strumento adatto per le tue esigenze.

Il CTO sa come risolvere questo problema e fa dialogare in modo corretto anche gli imprenditori e i reparti marketing più esigenti con gli ingegneri più introversi, oltre a individuare le scelte tecnologiche migliori e non quelle che piacciono a lui.

Purtroppo come dicevo non è facile trovare un CTO ma devi essere cosciente che se vuoi far funzionare il tuo prodotto digitale (piccolo o grande non importa) senza rischiare che diventi il classico palazzo in fiamme, devi necessariamente disporre di un CTO, interno o di un fornitore che te ne mette a disposizione uno anche a tempo parziale.

Gli stessi fornitori di sviluppo, outsourcing, ecc. che non hanno un CTO, non sono aziende che possono darti garanzia di affidabilità e quasi certamente ti faranno incorrere negli stessi problemi.

Quando ad esempio forniamo una delle nostre consulenze ad un nuovo cliente, non lo facciamo parlare con i programmatori o i sistemisti ma con il nostro CTO (e non solo), proprio per evitare fraintendimenti iniziali che diventerebbero poi catastrofici.

Si tratta dello stesso CTO che poi svolge questo compito in outsourcing per i nostri clienti, che per tutti questi motivi è sempre presente più o meno direttamente in tutti i nostri piani dell’abbonamento Innoteam.

Attenzione: pensare che un project manager o, in altri casi, un “digital strategist”, oppure un “bravo programmatore” possano sopperire alla figura del CTO è del tutto sbagliato proprio perché mancano tutte le caratteristiche che ti ho indicato prima.

A sua volta un CTO non è un project manager (deve potersi concentrare pienamente nel suo ambito di competenza, non nel gestire attività) né un CIO (che è una figura che in questo contesto è fuori luogo).

Quando bisogna iniziare a cercare un CTO?

Dopo tutte queste importanti considerazioni, è facile capire come mai molti imprenditori non tecnici cercano per prima cosa un CTO quando fondano una nuova impresa digitale.

Attenzione però: è assolutamente vero che devi avere un CTO, ma allo stesso tempo è anche vero che non devi averne uno troppo presto.

La realtà è che in molti casi quando avvii una nuova azienda non c’è bisogno da subito di avere il prodotto reale. E’ invece importante generare business da subito.

Per essere più chiaro: la tecnologia deve rimanere “solo” uno strumento, che deve fare da piattaforma per un’azienda affinché generi fatturato.

Molti imprenditori invece si focalizzano sugli aspetti tecnologici fin da subito, trascurando quelli relativi al business e facendo spesso fallire i loro progetti.

E’ anche per questo motivo che oggi è meglio dare in outsourcing la tecnologia e riportare dentro casa il marketing, al contrario di come si tende spesso a fare.

Da questo punto di vista, il tuo obiettivo quando avvii una nuova iniziativa digitale deve essere quello di rimandare l’investimento in tecnologia il più possibile sino a quando non hai testato le ipotesi non tecniche: chi sono i tuoi clienti, se hanno sufficiente capacità di spesa, se possono essere motivati ad acquistare e proprio da te, a quale prezzo, se il mercato è abbastanza grande, ecc.

Chiaramente, questa non è una fase infinita e ad un certo punto dovrai comunque mostrare una versione anche solo iniziale del prodotto funzionante, ma non per forza dal primo giorno.

Il CTO infatti in questa fase può essere utile per qualche dettaglio importante di cui tener conto in alcune ipotesi, ma per quanto bravo tecnicamente non può risollevare le sorti commerciali di un prodotto digitale destinato a non decollare.

E’ anche per questo motivo che noi stessi tendiamo a lavorare con aziende digitali che hanno già un business funzionante o, se startup, che hanno già misurato alcune metriche fondamentali; altrimenti non saremmo di grande aiuto.

Il CTO ha anche poteri magici da unicorno?

Se è vero che il CTO fa da “traduttore” in entrambi i versi tra business e tecnologia, questo comunque non ti esonera come imprenditore o manager dall’avere un’ottima comprensione di come la tecnologia darà valore alla tua impresa.

Altrimenti le tue scelte finanziarie (es. budget dedicato agli aspetti tecnologici) possono portarti a errori grossolani, così come a sottovalutare o sopravvalutare il ruolo della tecnologia (es. pensare che il team che sviluppa il prodotto sia una scatola nera dalla quale possono uscire infinite funzionalità e bug fix realizzati “in parallelo” in un tempo sempre più breve, quando invece l’effort disponibile ha precisi limiti).

Infine, il CTO è un unicorno ma non vorrei far passare il messaggio che è anche un essere infallibile dall’ego smisurato che ha sempre ragione. La tecnologia è troppo complessa e il CTO è comunque un essere umano che fa errori.

Un CTO efficace deve dimostrare anche l’abilità di saper attrarre talenti (e quindi essere tecnicamente credibile nei confronti del suo staff) e sufficiente umiltà da circondarsi di persone che lo consigliano e mettere in discussione precedenti scelte tecniche non più attuali.

Gli skill di un CTO

In particolare un CTO deve possedere un insieme di skill che, come a questo punto avrai capito, non sono solo di natura puramente tecnologica.

Possiamo infatti dire che un CTO deve possedere un buon livello di capacità su almeno 6 differenti dimensioni che messe assieme sono le fondamenta di un CTO che può effettivamente sostenere questo ruolo.

La prima dimensione è quella della leadership tecnica. Il CTO è infatti di base il più grande esperto di tecnologia all’interno di un’azienda e per questo motivo ne deve essere anche la guida su tutti gli aspetti che vanno a toccare le questioni tecnologiche.

Inoltre questa leadership si deve concretizzare nella capacità di gestire gli aspetti infrastrutturali e applicativi di un’azienda digitale.

Deve infine essere un tecnologo creativo e innovativo per avere successo. Questo è un punto importante da capire: la tecnologia non è una commodity all’interno di un’azienda digitale ma è sempre di più il fattore che dà la spinta in avanti al business in termini anche competitivi. Il CTO è quindi un elemento prezioso nella definizione delle strategie di business.

E questo ci porta alla seconda dimensione che è quella dell’orientamento al business. Lo sviluppo delle strategie IT in collaborazione con le funzioni business deve infatti portare a incrementare i risultati aziendali, in definitiva in forma di fatturato.

Da questo punto di vista deve essere in grado di saper usare la tecnologia per migliorare e far avanzare l’offerta dell’azienda in termini di prodotto o servizio digitale.

Questo significa saper anche fornire i mezzi per il business per differenziarsi e aumentare il vantaggio competitivo, innanzitutto tramite l’innovazione dei prodotti digitali.

E’ su questo aspetto che è evidente quanto la tecnologia non possa più essere considerata una commodity, perlomeno nel digitale: il ruolo dell’IT, interno o esterno come nel caso in cui viene gestito in outsourcing da Innoteam, è sempre di più quello di co-innovatore assieme all’imprenditore.

Questa dimensione di orientamento al business è infine traducibile anche nell’aspetto ormai più classico di allineare l’architettura complessiva del prodotto digitale con le priorità del business.

Strettamente collegata a questa dimensione è quella dell’orientamento ai clienti, che significa collaborare con e gestire i vendor che forniscono soluzioni che migliorano i prodotti dell’azienda e sapersi focalizzare nei clienti esterni, più che in un insieme di funzionalità come invece spesso per deformazione professionale fanno gli informatici.

La quarta dimensione va invece a toccare la capacità di saper gestire le persone. L’IT non è fatto solo di bit e bytes, così come le persone che ci lavorano non sono dei robot ma, appunto, persone che svolgono un lavoro altamente intellettuale e specializzato, spesso sottovalutato da chi non è del mestiere.

Il CTO deve quindi saper gestire e far crescere il team di ingegneri che fanno funzionare l’IT e in generale i prodotti digitali.

Nel suo ruolo di ponte, come detto prima, deve poi incoraggiare e favorire la collaborazione e l’interazione positiva dentro l’IT e tra l’IT e il business (entità che parlano linguaggi spesso molto lontani).

Sempre in termini di skill con le persone, deve individuare, far crescere e sviluppare le capacità e i talenti delle persone che lavorano per lui, nel modo necessario per raggiungere gli obiettivi aziendali desiderati.

La quinta dimensione è quella della leadership esecutiva.

Come è possibile intuire dall’esame delle dimensioni precedenti, tutte queste dimensioni spesso si toccano e hanno aree di sovrapposizione.

Alcune delle caratteristiche sono quindi ricorrenti tra dimensioni diverse anche se vanno lette da un punto di vista differente e questa dimensione ne coglie varie di quelle precedenti.

In particolare, in questa dimensione della leadership esecutiva possiamo dire che il CTO deve essere un comunicatore efficace, sia a livello tecnico che non tecnico, con l’abilità di saper tradurre tra i due rispettivi livelli.

Deve saper collaborare in modo efficace con i suoi pari e deve saper mantenere un buon livello di relazione e credibilità con gli altri manager.

Fa inoltre evolvere il suo framework di governo dell’IT digitale così come il suo modello operativo quotidiano in collaborazione con il business; da questo punto di vista deve anche promuovere un modo di lavorare che sia compatibile con la cultura aziendale, i suoi prodotti e servizi e il suo mercato.

Infine, l’ultima dimensione è quella della gestione finanziaria. Un CTO deve infatti comprendere anche gli aspetti economici e finanziari che stanno dietro all’intero IT, dai costi dell’infrastruttura (e come ottimizzarli) a quelli del personale, dei fornitori e delle piattaforme esterne, e così via.

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